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domenica 13 gennaio 2013

Viaggio fra colori e forme di Artemisia Viscoli


Artemide, Dea della caccia era anche protettrice dei parti, Artemisie erano le feste a lei dedicate.
Ad Artemisia Viscoli piace molto il significato del suo nome. Sua nonna materna, Artemisia, e sua madre, erano ostetriche, Nascita (1981) ne è un omaggio. Lei ha rotto con la tradizione, ma il suo lavoro d'artista ha qualcosa della levatrice; nell'aiutare a nascere e dare alla luce la sua e la nostra creatività.
Lo scorso 6 aprile 2011 Viscoli ha presentato al Museo Marino Marini di Firenze il suo libro "Viaggio fra colori e forme" viaggio che senza spostamenti rivela attimi di vita, la sua vita di donna ancor prima di artista, è un percorso femminile che lei dedica a tutte le donne che vogliono, come lei, essere nel mezzo di un cammino, mai all'inizio o alla fine, dove esiste la scoperta e la possibilità, dove l'importante è essere lì.
Fedele a se stessa e sempre diversa, non classificabile, creativa e con la capacità di cambiare, di esplorarsi e trasformare le sue esperienze di vita in colori, forme, parole. I suoi sogni le suggeriscono il percorso artistico, alle volte il materiale, da essi nascono piccole e intense poesie con le quali iniziano i capitoli di questo affascinante libro.
Viscoli ha sempre fatto arte per dare una forma, un colore alle sue sofferenze ha scolpito e dipinto dalla "pancia", dalla necessità, dall'urgenza, dal bisogno interiore. Ha fatto arte solo e sempre per se stessa, senza interesse per le esposizioni pubbliche, l'arte è stata al servizio del suo essere, della sua crescita, aiuto nei momenti difficili, trasformando le sue sofferenze in forme artistiche come Armadio - Incomprensione (1981).
Le sue opere sono complesse, i suoi dipinti spesso inquietanti, scuri o con colori forti trasmettono dolore, fatica di stare al mondo ma anche la possibilità di redimersi.
Con l'uso della pietra e del legno la sua interiorità diventa sempre più fisica, tangibile, conquista lo spazio. Tra le pagine del suo libro comprendiamo che attraverso la creatività possiamo affrontare i nostri dolori, che c'è catarsi e ancora una possibilità, un riscatto, una liberazione.    
Artemisia è un'orchestra di tanti strumenti che volta in volta si accordano e si armonizzano per fare musica, sinfonie che noi sentiamo attraverso i suoi libri d'artista, i suoi schizzi, i suoi pastelli e dipinti fino alle sculture dai titoli poetici, meditativi, messaggeri di vita, dove la mitologia si mette al servizio dell'umano.
Le sue opere esposte al Museo Marini comunicano, scambiano e dialogano tra lei e il mondo esterno, chiudono un ciclo della sua vita aprendone un altro: quello della condivisione del suo viaggio fra i colori e le forme. Il suo essere si apre all'esterno, si apre un varco tra lei e il mondo e il suo interiore invade, getta un seme negli altrui giardini.
Artemisia con il suo libro ci (in)semina e lo fa con la stessa cura, amore che mette nel coltivare le piante del suo giardino, semplicemente, "è erba in mezzo alle pietre del selciato bagnata dalla pioggia, ridente al sole, accarezzata dal vento", che trabocca e si espande anche nel selciato pietroso della nostra vita.

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