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domenica 27 gennaio 2013

Camera creativa di Massimo Biagi




Camera creativa - Galleria Die Mauer - Prato fino al 8 marzo 2012: mostra di Massimo Biagi artista, disegnatore instancabile, un percorso artistico fuori dagli schemi. La galleria è ampia, luminosa, poche opere al muro, sono estroflessioni, estroflessione è un ripiegamento verso l'esterno di un organo anatomico o di un tessuto. In Biagi sono lavori tra la pittura e la scultura monocromatici, in compensato dipinti con più mani di colore e in ultimo una mano di cera, colori pastello: grigio, varie tonalità di rosa, celeste, giallo pallido. Opere morbide, al primo impatto ci confondono, non si capisce il materiale, si pensa alla gomma, alla pelle, a parti del corpo che estroflettono formando morbide pieghe, si pensa alla mente di Biagi che crea e dolcemente “rigetta” le forme all'esterno sul legno, il risultato è la dolcezza, la duttilità, il movimento. La luce solare rende le opere ancora più belle, più vive, ogni legno è una piccola storia ma l'una all'altre collegata e dialogante. Massimo Biagi le ha realizzate in pochi mesi, chiuso nella sua camera creativa. L'autoritratto (Miradario e il suo ritratto), il pensatore, un ”uovo” sopra la sua testa a ricordarci Piero della Francesca (Figura con uovo). La paternità, Biagi che ha concepito e portato in grembo Miradario, suo alter ego, personaggio venuto alla luce con uno splendido libro fatto di scritti e disegni dell'artista, tutto a matita rossa.
Guardando la crocefissione scomposta (Figura figuratista crocifissa) ci viene in mente Picasso, il cubismo. Il gioco di parole dell’opera In-formazione : un essere in formazione, che sta completandosi per nascere o ancora l’informazione, un concetto, un’idea ci informa e ci forma sull’arte, sul corpo, sulla crescita. Ancora Die Mauer, omaggio alla galleria. Le figure di queste opere escono dal legno, appunto si estroflettono, si piegano e si riversano sulla materia, lentamente escono all’esterno con quell’incertezza dell’essere e non essere, col dubbio, con l’elasticità di estendersi e di ridursi. I corpi si ripiegano e sono morbide colline, un cenno alle figure di Henry Matisse (La danza – 1910) e a quelle di Michelangelo che escono dal marmo con forza e decisione ma anche con lentezza, aprendosi un varco.
Ancora i piatti e i volti crettati e sfrangiati di Biagi ceramista. Le sculture in ferro, che il flessibile ha reso grafie, ci conducono ai Frammenti. Grigi. Graficismi e dintorni ( LATO – Prato), in queste opere il segno è protagonista assoluto, autonomo e libero, il suo movimento, le onde e i vortici ci coinvolgono continuamente creando altro come se l’opera non fosse mai ferma ma in continuo divenire, è il transitare ed il brusio della vita, l’energia creativa, la potenza del fluire e del cambiare. Giochi di luce che ci “stordiscono” portandoci oltre il limite dell’opera stessa.

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