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domenica 20 gennaio 2013

Bangkok Density


Bangkok:  in lingua thai Krung Thep Maha Nakhon, ossia Città degli angeli Grande città.
Lo scorso 23 giugno 2011 la Galleria Biagiotti ha inaugurato Bangkok Density, mostra a cura di Pier Luigi Tazzi: Pattara Chanruechachai,  Arin Rungjang,  Kornkrit Jianpinidnam sono tre giovani artisti thailandesi. Angeli, che come nel film di Win Wenders La città sopra Berlino (1987), osservano la grande città di Bangkok e i suoi abitanti.
Nello spazio vuoto della galleria, Pattara ci accoglie con tre grandi lavori in cui il processo di stampa fotografica avviene su fogli di giornale riciclati; fermi e sospesi in questo vuoto, siamo assaliti dalla densità  della città. I luoghi da lui fotografati non contemplano presenza umana eppure percepiamo la folla, sentiamo i rumori di fondo, le notizie dei giornali sussurrate e poi sempre più alte, udiamo chiacchiere, grida, traffico automobilistico, gli articoli locali che si sovrappongono con quelli internazionali. Il mondo entra a Bangkok, nel suo contesto culturale locale e Bangkok entra a Firenze. La città avanza nel silenzio dello spazio vuoto della galleria e poi, con impeto, ci avvolge, ci comprime, ci rende parte di essa, assorbiamo la sua densità che diviene parte della nostra vita.

Ogni tanto un rumore di aereo ci distrae, forse un aereo sorvola il cielo di Bangkok? Il rombo ci conduce, invece, verso l'artista Arin, al suo ricordo, al suo desiderio di veder tornare il padre ogni volta che sente un aereo. Piccole foto in bianco e nero del padre morto in Germania, il racconto della madre sulla somiglianza del papà di Arin al cantante americano J. Mathis, il testo della canzone Wild in the wind, il suo sogno ricorrente sul padre/fantasma ricreano la memoria personale di Arin che incontra quella collettiva: due pezzi, all'apparenza reperti archeologici, ci rimandano al souvenir della Pietà di Michelangelo che Arin ha trovato nella casa materna. La piccola Pietà ora è qui, a pezzi, a ricordarci il rapporto madre-figlio e l'assenza del padre, essa eleva il dolore individuale della memoria di Arin a dolore universale e sacro.
Il percorso della mostra ci porta infine a Kornkrit, fotografo/angelo che da subito ci chiama a entrare nella vita di Bangkok. Scene di vita quotidiana, oggetti, persone, luoghi, foto buie, intervallate da brani tratti da “Mille e una notte” a ricordarci che ogni cosa, ogni singola persona ha una storia da raccontare e da vivere e che le storie possono non finire mai, ogni storia può essere legata alla successiva. Ci rammenta che la vita è un continuo cambiamento e che niente è preciso, netto, finito. I luoghi, come le persone, si modificano e si trasformano come la foto della prigione di Bangkok convertita in parco cittadino. Kornkrit, con la sua arte ci esorta a rimanere aperti a nuovi racconti, a nuovi spazi di mutamento e ci invita ad entrare nell'appartamento, nella strada, nel giardino, vicino alla vasca di ninfee, nella città notturna o accanto al corpo nudo di un uomo che dorme. Ci incoraggia ad essere quelle persone, a bere in quel bicchiere, a suonare quel violino o ancora ad inventare storie da mille e una notte su ogni luogo, oggetto o persona che l'artista ha fotografato.  Anche noi angeli osserviamo la città e i suoi cittadini, ma soprattutto entriamo nella densità culturale dell’odierna Bangkok  restituendola poi alla nostra quotidianità.



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