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domenica 13 gennaio 2013

Fernando Cucci “Un viaggio senza tempo”

 “Neglette, e quasi molli in ampia massa, 
le pietre a Lecce crea l’alma Natura:
ma poiché son rescise, in loro passa
virtute, che le pregia, e che l’indura:..”

(Ascanio Grandi – I fasti sacri, 1635)

Il poeta celebra la pietra leccese, leccisu in dialetto salentino, morbida, di tonalità ambrata simile a quella del miele. La pienezza calda, la dolcezza sono rimasti negli occhi e nel cuore di chi ha visto la città realizzata sulla terrazza del Municipio di Fiesole dall’artista Fernando Cucci.
L’opera riflette e rimanda l’onda di luce e di calore del sole al tramonto, con l’odore di terra bagnata o bruciata. Rinvia a mete mediterranee, la Tunisia del viaggio di Klee, la Spagna, ma soprattutto ci restituisce lo splendore delle città nella roccia: Petra, le Meteore, i Sassi di Matera. I raggi solari addolciscono, espandono, ammorbidiscono, fecondano la città fino a farla rievocazione di divinità arcaiche femminili.
Memorie” la mostra di Fernando Cucci che è stata ospitata al Municipio di Fiesole nel settembre 2010.
L’artista nato a Ugento (Le), centro Messapico di primaria importanza, usa leccisu per le sue sculture che racchiudono ricordi d’infanzia vissuta in un luogo dove facilmente si rinvenivano reperti archeologici come lo “Zeus di Ugento”, bronzo della prima metà del V secolo a.C., unico esempio di statuaria della Magna Grecia.
Nelle sue opere la disciplina Bauhaus degli studi a Basilea. Le sculture, i quadri partono sempre da brandelli di memoria, schizzi prima e poi progetti sempre più dettagliati. Le sue sculture come reperti, opere a sé stanti, ma  dialoganti tra loro per dar vita a luoghi invisibili, remoti, fuori dal tempo.
Le sue tele materiche, stratificate, con garze, ricordo dell’Egitto, gesso, colore in polvere. L’artista sottrae, mette in luce lo strato sottostante, come negli scavi archeologici, (ri)nascono segni, scritture antiche, visioni di steli egiziane. I colori sono naturali, mai squillanti, tocchi di rosso, di giallo, suggeriscono armonia, quiete, il suo rielaborare ci permette d’incontrare l’inconscio collettivo, gli archetipi e antiche mappe di siti.
I viaggi nutrono l’arte di Cucci, la plasmano come spartiti musicali misteriosi. Migrazioni ne è un esempio, nato da un piccolo acquerello visto nella casa museo di Hemingway all’Avana, che rappresenta, attraverso dei piccoli punti che costellano il foglio, la migrazione di una mandria di bestiame. Migrazione per Cucci è spostamento, scambio, smussamento delle differenze culturali e biologiche della nostra specie.
Nella sua arte quasi un compendio della storia dell’umanità. Bello e stimolante conoscerlo; la Galleria Immaginaria di Firenze conserva alcune sue opere.
fernando.cucci@alice.it


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