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mercoledì 16 gennaio 2013

Hyperbodies di Carole Feuerman


Efesto, Vulcano per i latini, dio del fuoco e fabbro divino, nacque da Era e Zeus; brutto e zoppo, di cattivo carattere, aveva un epiteto: “mulciber” cioè “colui che addolcisce i metalli nella forgia”. Questo viene in mente visitando la bella mostra “Hyperbodies” dell'artista americana Carole Feuerman, inaugurata il 16 giugno da ARIA art gallery di Firenze fino al 22 settembre 2011.
Si entra nella galleria accolti da un giardino verde, fresco, la sensazione è di accedere in un piccolo giardino zen giapponese, nella galleria ci attendono le bellissime sculture di Carole Feuerman, il fuoco dei suoi bronzi e l'acqua delle sue iperrealiste nuotatrici in resina.
Vedere questa mostra diventa anche un gioco per incontrare i quattro elementi della natura, l’Aria della galleria, la Feuerman (il cognome si traduce “uomo del fuoco”), il fuoco della fucina dove Carole Efesto-Vulcano forgia i suoi bronzi, l’acqua delle belle nuotatrici, la terra come materia da plasmare. Le belle nuotatrici alle volte hanno nomi di isole, a richiamare non solo la natura e la sua potenza ma anche a ricordare che Efesto-Vulcano aveva le sue fucine nelle viscere dell' Etna e nelle isole Eolie, a Vulcano, Stromboli, Lipari.
Con queste immagini andiamo incontro alle opere in resina dell’artista, figure femminili di grande impatto visivo, affascinanti e coinvolgenti, a grandezza naturale, con un iperrealismo del dettaglio, che sconfina quasi nel surreale. L'artista scruta la realtà della figura umana fino all'inverosimile, con un richiamo non solo alla pop art ma anche alla sensibilità pittorica delle donne ritratte da Edward Hopper, esponente del realismo americano.
Di fronte a queste opere ci sentiamo avvolti dalle gocce d’acqua sulla pelle delle nuotatrici, dai loro occhi chiusi e dal loro stato di benessere dopo una bella nuotata, dalla pressione delle mani di lui sul corpo di lei nell’abbraccio “Embrace (The Hug)”. La Feuerman riesce a trasmetterci tutto ciò grazie anche all’utilizzo di una particolare tecnica; i soggetti sono reali e su di loro esegue un primo calco in silicone e poi un secondo di gesso e garze imbevute di gel e colla liquida. In seguito l’artista interviene con questa speciale resina aggiungendo tutti i particolari come abiti, capelli, gocce d’acqua, infine lo dipinge con colori a olio e poi un pizzico di magia, sensualità e morbidezza.
I suoi bronzi, invece, sono distrutti, bucati, lacerati, stratificati; assomigliano a rocce, a scogli di mare, a lava raffreddata. L'artista è il dio Efesto-Vulcano, il suo atelier è una forgia dove lei lavora avvalendosi della fusione a terra, getta i metalli fusi (bronzo dorato, rame, bronzo nero e bronzo argentato) come fossero colori, è un dripping, c'è sovrapposizione, i confini della scultura non sono mai netti ma sfaccettati, sfrangiati, i quattro metalli creano luci e ombre, i suoi bronzi brillano e cangiano, animati da sfumature pittoriche. Ecco che l’artista Feuerman trasfigura in mulciber, colei che sa addolcire i metalli.




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