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domenica 20 gennaio 2013

Mnemosine o della Memoria di Giuliana Fresco




Dal 7 settembre 2011 la Galleria Tornabuoni di Firenze (Via Borgo San Jacopo 53/r), piccola galleria vicinissima al Ponte Vecchio, ospita la mostra Mnemosine o della Memoria di Giuliana Fresco. Blu, gialli, verdi, ocra ci danno il benvenuto. Le tele libere sono arazzi, siamo colpiti dallo spazio e dall’ariosità dei suoi paesaggi che riproducono il mare, i cipressi, gli ulivi. Le figure umane sono sempre all’aperto, da loro si ha una sensazione di apertura, di dialogo ed accoglienza. Le pennellate sono spaziose ed ariose, linee sinuose e rotondeggianti, mai spigoli, mai angoli, tutto è molto “morbido”. Morbido come la cera d’api, materiale “pittorico” che la Fresco impiega in queste sue ultime opere. La cera è versatile, trasparente ed insieme opaca, si adatta alle forme, cambia con la temperatura, si liquefà col caldo e s’indurisce col freddo. La cera è un materiale estremamente sensibile come sensibile è la memoria. Così come Mnemosine, personificazione della memoria che ha il potere di far ricordare, anche la cera, col suo profumo, con la sua plasticità, con la sua cedevolezza, con la sua adattabilità, ci fa ricordare.  Ci riporta ad odori lontani nel tempo e nello spazio, all’encausto, antica tecnica pittorica. Ma ci ricorda anche la tecnica del batik dove, però, la cera scompare nel prodotto finale. Nelle opere di Giuliana Fresco la cera rimane ed è parte integrante della tela, diventa tecnica pittorica pura. Ed è quasi sempre usata come materiale di passaggio per fare le fusioni a cera persa. Fresco, invece, cita Medardo Rosso e le sue sculture, ci rammenta che la cera è un materiale da curare e da proteggere, proprio come la nostra memoria.
La memoria è uno scrigno prezioso che racchiude ricordi felici e dolorosi, a noi l’opportunità di aprirlo o meno e quando lo apriamo lo facciamo con estrema cura, con rispetto, con “morbidezza” per l’appunto. Fresco apre il suo scrigno personale con estrema delicatezza  e poesia e ci trasmette felici ricordi d’infanzia, le rocce del mare ligure, l’anfiteatro di Fiesole, la casa al mare, il giardino.
Fresco cola la cera d’api fusa sulla tela, a macchia, e inizia la sua storia, la sua “memoria”. Riversa immagini che piano piano prendono forma e diventano paesaggi marini, collinari, figure; mischia i colori con la cera come si fa con l’encausto, dando alla superficie del quadro spessore, profondità e variazione di luce. Le sue opere sono, infatti, molto luminose. Affascinante immaginarla nel suo studio a Milano concentrata nell’atto di “dare forma” ad un ricordo lontano che riaffiora, per poi trasmettercelo con estrema sensibilità e poesia nelle opere esposte fino al 21 settembre 2011 alla Galleria Tornabuoni di Firenze.

1 commento:

  1. Che belle sensazioni mi danno questi quadri...le tue recensioni poi emozionano come sempre:-)

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