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sabato 2 febbraio 2013

Villa La Màgia: arte e natura


Belle sono le domeniche autunnali con l’atmosfera e il riverbero di un ottobre inoltrato, con sere dove lentamente i gialli, i verdi, i rossi del paesaggio ed il blu del cielo sfumano lasciando il posto alla notte fresca. I pomeriggi domenicali si smorzano in tramonti precoci e schietti, puliti, nitidi, senza voce e senza tempo per accompagnarci pigramente verso il “letargo” invernale dopo l’esplosione estiva; è l’alba del raccoglimento, del riavvolgimento in noi stessi, una chiusura per un’interiorità che si disporrà al prossimo risveglio primaverile. Qualche volta, proprio in questi pomeriggi festivi, possiamo divertirci ad allontanarci dai nostri luoghi quotidiani per bighellonare ed  esplorare i dintorni della nostra città.
Un’idea per godersi di queste affascinanti atmosfere e di queste, forse, ultime domeniche soleggiate è di andare a Quarrata e visitare Villa La Màgia, Villa Medicea acquistata dal Comune di Quarrata nel 2000.
La Villa è situata alle pendici del Montalbano fra vigneti e colline, immersa in un bel parco che adesso è usato per ritrovo sociale, gruppetti di amici o singoli che corrono, passeggiano, giocano, condividendo i bei spazi verdi.
Di fronte all’entrata nella Villa si apre, affacciato sul Montalbano e fiancheggiato da due incantevoli limonaie, un bellissimo giardino all’italiana, con rose, alberi lussureggianti e tanti, tanti limoni. Intorno alla Villa il parco, che da alcuni anni è diventato un parco tematico di arte ambientale, ospita ed arricchisce la Villa Medicea con opere di artisti come Fabrizio Corneli, Anne e Patrick Poirer, Marco Bagnoli, Hidetoshi Nagasawa, Maurizio Nannucci, i quali sono stati invitati alla Villa e ne hanno tradotto il genius loci, lo spirito del luogo, in straordinarie opere d’arte, che valorizzano con uno sguardo contemporaneo un’antica dimora di ieri.
Anche il cortile interno della Villa accoglie un’istallazione di arte contemporanea, inoltre, una parte della Villa è dedicata a mostre contemporanee.
Passeggiare in questo parco fra querce di ogni tipo (lecci, roverelle, farnie, roveri), cedri atlantici, cedri dell’Himalaya, platani, ginkgo biloba, noci neri, siepi di bosso seguendo anche il percorso artistico è molto bello e rasserenante.
L’intento è di rendere fruibile la bellezza del luogo, della natura e dell’arte a tutti, al visitatore e a colui che va per svagarsi, perché qui si respira il bello, la natura, l’arte nella sua massima espressione, se ne viene fuori più sani e più forti, più belli dentro.
Le nostre emozioni si depositano su queste colline toscane, sul giardino calmo e tranquillo, sul parco, sulle istallazioni e la luminosità di un tramonto calmo e tranquillo ci accompagna come l’abbraccio del nostro compagno/a nel percorrere, in un fine pomeriggio domenicale, un tratto di sentiero del parco tra bimbi che si rincorrono, giovani innamorati, amiche che passeggiano, coppie di anziani che si ritrovano perché in fondo non si sono mai perse. Qui è tutto calmo, è tutto quiete, il caos della città, del lavoro, lo stress è lontanissimo eppure i chilometri percorsi sono pochi. In questo luogo la nostra anima incontra la natura, noi con le nostre suggestioni, incrociamo la calma imbattendoci con l’ultima opera d’arte contemporanea inaugurata lo scorso 14 maggio, il cui catalogo è stato presentato il 9 ottobre 2011: “Muri fontane a 3 colori per un esagono, 2005 – 2011” di Daniel Buren si eleva su una collinetta come le grandi sculture dell’isola di Pasqua o come una sorta di Stonehenge contemporaneo; la fontana è un esagono i cui lati sono muri verticali in marmo bianco con strisce colorate: blu, giallo, rosso, tra un lato ed un altro lo scorcio del paesaggio, vedute, quadri veri che cambiano con il trascorrere dei minuti, stagione dopo stagione. Poi l’acqua, il suo gorgoglio, la rilassatezza che ci trasmette, quasi una ninna nanna, un mantra. Il gioco con l’acqua rende meno rigido, più mobile e morbido il marmo della fontana, ci seduce e ci conduce per mano in questo percorso sensoriale ed artistico.
Daniel Buren lavora in situ come tutti gli artisti che hanno lavorato alla Villa La Màgia, in modo che le opere si fondono nel paesaggio, si integrano nello spirito del luogo e della storia fino a diventarne parte integrante ed intrinseca, oggetto di riflessione e godimento dei sensi per il visitatore.
Daniel Buren, fra tutti, è l’unico artista che non ha un atelier, i suoi lavori esistono solo se c’è un luogo che può ospitarli, se no, dice lui, “l’opera non si fa e non esiste”. Buren usa qualsiasi materiale, dipende dal situ, lavora solo in situ, è aperto e polimorfo.
Il lavoro mio ora è il vostro” dice perché le sue opere diventano elementi del paesaggio fruibile da tutti e non chiuso in un museo o galleria così è la Villa La Màgia, di tutti e per tutti.

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