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sabato 2 febbraio 2013

Clandestino di Corrado Agricola


Galleria La Corte Arte Contemporanea di Firenze; togliamoci le scarpe e poniamole fuori dalla porta, entriamo all’interno con il piede destro pronunciando Assalam-o-Alaikum” “La pace sia su di voi”, poi rimaniamo in silenzio. Siamo entrati in una moschea, luogo della prostrazione, dove poter pregare o meditare di fronte al dolore umano, alle invocazioni d’aiuto, alle preghiere mute che decorano la galleria. Fogli scritti in arabo, per noi illeggibile, sola calligrafia e ornamento, ricoprono le pareti della galleria; sono brevi salat cioè preghiere musulmane per il viaggiatore e poi le invocazioni d’aiuto, strisce verticali come colonne a sostegno della sofferenza. La sera del 7 agosto 2011alla spiaggia di Noto arriva un barcone, noi siamo lì e vediamo uomini, donne e bambini che corrono e fuggono verso l'entroterra, nei bagnanti paura, sconcerto, incomprensione e poi la chiarezza: c’è stato uno sbarco clandestino. Scarpe, sacchetti di plastica, legni, indumenti sparsi sulla spiaggia, cioè i resti del clandestino, sopra gli oggetti abbandonati aleggia la paura perché a volte la libertà è pagata con la vita. Per mai dimenticare, in mezzo alla melodiosa grafia araba, ci sono pezzi di mare, un video, foto con un ex clandestino, la baia dello sbarco che, speculare, diventa lago chiuso, e il barcone di legno colorato. Clandestino è chi viaggia senza diritto, clandestino è chi vive senza identità in un paese non suo. “Clandestino” di Corrado Agricola rende omaggio a tutto questo con grande delicatezza e sensibilità. L’artista era presente allo sbarco e questo lavoro è la sublimazione di una realtà drammatica che spesso ci disturba e ci spaventa. Agricola fa essere ognuno di noi clandestino; il barcone oscilla per il troppo carico, i bimbi piangono, ci sono la sete e la fame, la paura del mare aperto e nero di notte, il caldo, il freddo, la pioggia, il vento, il sole, la paura di essere avvistati e rimandati indietro. Le preghiere s’innalzano al cielo, la voce del Clandestino è forte poi con la stanchezza si affievolisce, diventa sussurro, le implorazioni mute e silenziose. Le preghiere sono nenie, dolci canti per cullare e tranquillizzare i pianti dei bambini che le madri stringono al petto, sono musiche silenziose. Il barcone di legno, il mare aperto, il dondolio delle onde accompagna la preghiera, a volte il mare è in tempesta e allora c'è il nero, il buio e la morte sempre vicina. La paura può rendere il clandestino silenzioso, la sua preghiera a fior di labbra, il suono non esce rimane in gola, in bocca e sulle labbra appena aperte. L’architettura ad archi della galleria aiuta a far arrivare al cielo e ad Allah tutte le preghiere, anche le nostre. Quando si è pronti ad andarsene, usciamo con il piede sinistro e raccogliamo le scarpe, la nostra quieta comprensione è il dono più grande che possiamo fare al nostro Clandestino e al Clandestino che incontriamo ogni giorno. Clandestino di Corrado Agricola sarà in Galleria fino al 23 novembre 2012.

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