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domenica 10 febbraio 2013

Gli alberi di Marcello Guasti


 "Oh, come desidero ardentemente crescere / Guardo fuori / E l'albero dentro di me cresce”.
(Rainer Maria Rilke)



Vicino alle mura medievali di Figline Valdarno, è collocato “Albero dell’universo – 2011” di Marcello Guasti composto di ventitré elementi di bronzo patinato che rappresentano le fronde e il tronco; fra il fogliame i nomi dei 206 figlinesi caduti nella Prima Guerra, ma in senso universale l'opera ricorda i morti di tutte le guerre come partecipi delle costellazioni di una grande galassia. Albero dell’Universo è un mosaico, un puzzle attraversato da una spirale bianca con i nomi dei morti, le anime in questa galassia si muovono a spirale per purificarsi, alleggerirsi e tornare al cosmo. L’albero collega la terra al cielo, la sua chioma si muove al vento e fa si che le anime dei morti siano intorno a noi. Nell’albero ritroviamo i quattro elementi: le radici affondano nella terra, l'aria muove le foglie, la linfa è acqua vitale, il fuoco perché il legno brucia. L’Albero dell’universo è dedicato ai morti ma è a noi vivi facilita l'incontro con le anime, tramite l'albero possiamo sentirne la sofferenza, la bellezza, la libertà e la loro leggerezza; le frasche dell’Albero dell’universo sono la loro dimora, bianche esse vivono nel silenzio della natura. L’albero di Guasti ci porta dal basso all’alto, dalla materia allo spirito, dal corpo all’anima, dall’umano al divino diventando il collegamento tra la vita e la morte attraverso la spirale della galassia. Per contrasto, il ricordo de L’Albero della Fecondità, affresco medievale del 1265, che si trova sulla grande parete delle Fonti dell’Abbondanza a Massa Marittima, raffigura un albero da cui pendono, come enormi frutti, decine di falli, ai piedi della pianta una folla di donne che attende la caduta dei falli maturi. Qui il passaggio inverso dall’alto alla terra, dal divino all’umano, il divino si fa umano attraverso il fallo che feconda la terra/madre/donna.
A Ventena, “Il Vento e il suo Cipresso - 2011” opera in bronzo creata da Marcello Guasti per amici, vicino a piante di ulivo una falce, uno spicchio di luna, un cipresso che si piega e accoglie il vento del luogo. Ancora un albero, il cipresso, ritenuto sacro, legato al culto dei morti e al dolore del lutto, simbolo di vita eterna, il suo legno è ritenuto uno dei quattro legni, con la palma, cedro e ulivo, con cui fu costruita la croce di Gesù. Il vento che spira sul cipresso è soffio di vita, simbolo dello spirito santo nella sua manifestazione, respiro. In quest’opera di Guasti la vita e la morte sono ancora insieme e non si possono scindere, yin e yang, opposti e complementari, l’uno non può esistere senza l’altro, l’uno si trasforma nell’altro e viceversa perché solo così possono esserci la vita e il suo continuo mutamento.

Pubblicato su Cultura Commestibile il 19/01/2013


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