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domenica 17 marzo 2013

Oeuvre au vert di Giovanni De Gara





L'Oeuvre au vert di Giovanni De Gara alla Galleria La Corte è il paradiso, in lingua persiana giardino perché queste tele richiamano il verde e le decorazioni dell’Islam. Le opere di De Gara sono aiuole composte a formare giardini che ricordano anche il Giappone, i ricami sul kimono, i dipinti sui paraventi, le stampe, la leggerezza della carta di riso, gli ombrellini parasole. Giovanni lavora col verde, unione di blu e giallo, dipinge la speranza, la natura, l'autoaffermazione, ma anche la rabbia, l'invidia, la mancanza. I precedenti campi da calcio da lui pitturati sono stati nascosti da fiori ed erba annunciatori di primavera e rinascita, una dichiarazione di serenità con l’approdo a un bel giardino, dove tutto diventa facile persino bello, dove la vita scorre e noi ci lasciamo trasportare, dove tutto è fluido e segue un suo percorso, dove la vita stessa è danza. La Primavera di Botticelli, trionfo della natura e della bellezza, affiora. La natura è in galleria, respiriamo il profumo e la freschezza primaverile, sentiamo la voglia di rinascere e ricominciare, verdi, in erba, giovani anche se non lo siamo più. Il verde è respiro e noi lo inspiriamo a pieni polmoni, l'aria verde entra e ci allarga ci rende capienti e disponibili a essere diversi, più leggeri, più spontanei com’è la natura. Il nostro verde risvegliato si allarga e invade territori che poco prima erano “contaminati” rendendoli di nuovo vergini, restituendoli alla natura e alla vita, il verde li purifica per una nuova nascita. Come fosse un ciclo delle messi, c’è stata l’aratura, la semina e ora nascono i primi teneri germogli, De Gara ci porta dentro la ciclicità delle stagioni, dentro la sua primavera e di conseguenza nella nostra. Nella sua pittura la complessità della vita, del mondo, l'oriente e l'occidente, egli ci insemina facendoci riflettere sugli UFO che ci mandano messaggi con i cerchi di grano ai quali noi rispondiamo con i nostri cerchi dei campi da calcio perché la terra vista dallo spazio è dominata da campi da calcio. Che cosa diciamo con i nostri cerchi agli UFO? Essi cosa capiscono? Che dialogo ci può essere fra cerchi di diversa natura? In alcuni suoi quadri l'occidente si estingue e le geishe appaiono come bellissimi fiori di papavero in mezzo a bidoni BP per cercare quello che oramai non c'è più, gioco di parole tra il papa nero che segnerà la fine del mondo e BP società britannica del petrolio ma anche Back Pope. De Gara ci invita a cercare e trovare il nostro paradiso/giardino interiore e viverlo indipendentemente da ciò che accade nella realtà perché ciò ci porta a fluire con la vita, a divenire di volta in volta, ci porta verso la pace interiore che spesso cerchiamo all’esterno anche attraverso il consumismo. L'Oeuvre au vert di Giovanni De Gara ci porta un appagamento profondo senza il continuo bisogno di riempire un vuoto, ci porta verso la pienezza della nostra vita e all’abbandono delle sovrastrutture per la nostra vera natura.
  
Pubblicato su Cultura Commestibile del 16/03/2013


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