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domenica 23 giugno 2013

Sic dulce est di Giovanni Gaggia




Sic dulce est è la mostra di Giovanni Gaggia per Archi-tè Incontri Trasversali, tre cuori per anni sospesi nel tempo hanno trovato il loro destino e nuova vita in Unus papilio erat, mummificati e restituiti a noi per ricordarci che il dolore, le separazioni e la morte sono sempre esistiti, che fanno parte della vita, che la morte separa ma anche riunisce ciò che è allontanato, ricuce legami e paradossalmente ci restituisce alla vita. In questo luogo, raccolto come una cappella, si evoca la sacralità della vita, dei legami affettivi, della trasformazione da crisalide in farfalla e poi ancora in bozzolo. In lingua egiziana mummia, sch, vuol dire anche dignità e nobiltà e nell'imbalsamazione l'unico organo non rimosso era il cuore perché sede dell'anima, Gaggia restituisce dignità e nobiltà all'anima, la sola che può restituire sentimenti e amore. Il video Ali squamose, 2009 è la performance dell’artista, dove tre cuori di maiale sono aperti a metà da tre uomini a indicare che ciascuno ha il cuore dolorante, a turno aprono il proprio cuore che diventa farfalla con ali vischiose e sanguinolente, i cuori sono asciugati dal sangue che è raccolto. Ogni uomo dona il suo cuore a una donna che dondolandosi e cantando la canzone “Ma che freddo fa” di Nada ricuce i cuori con filo d'oro, d'argento e nero; il maschile “chiede” al femminile la riparazione del proprio cuore. La donna cuce, ricama, fa suture, rammenda le ferite, ricuce le sofferenze e i legami affettivi, le divisioni. Essa potrebbe essere una vecchia o una giovane madre o ancora tutte le figure femminili che vogliamo, lei incarna il femminile che può lenire e curare i dolori della vita. Ricuce gli abbandoni, le separazioni, i lutti come dire che solo il femminile può aiutare a ricomporre l'unità divisa trasformandola in altro riunendo ciò che il dolore, la sofferenza ha ferito, tagliato, strizzato e prosciugato. I nostri cuori possono essere inariditi, senza che il sangue vivo e denso scorra e allora solo l'amore e il canto dolce e frammentato possono ricreare legami mancanti.  Gaggia dopo la performance ha messo i cuori nel congelatore, li ha resi marmo, duri, freddi sospesi e in attesa fino a dare loro, oggi, la giusta sistemazione con sensibilità e pudore. La morte separa ma anche unisce e ricuce, mani creative suturano le ferite del cuore farfalla anima. Suoi fogli di cotone bianchi dove i cuori hanno lasciato le loro impronte Gaggia ha disegnato oggetti appartenuti ai passeggeri del DC-9 precipitato a Ustica nel 1980, con queste opere l’anello si chiude e il suo lavoro è diventato un percorso dalla morte alla vita attraverso il sangue. La mostra sarà visibile fino al 12 luglio al Palazzo San Clemente Archispazio Biblioteca di Scienze Tecnologiche Architettura Via Micheli 2 a Firenze. 
www.giovannigaggia.it 

Pubblicato su Cultura Commestibile del 6/7/2013
 







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