sabato 8 giugno 2013

Giocattoli inquieti - Donato Landi e le sue trasformazioni



La parola “magica” per entrare nell’arte di Donato Landi è trasformazione, il nostro animo si deve disporre alla metamorfosi e alla deformazione. Le sue opere sono complesse in esse il suo mondo interiore, le sue scelte di vita, il suo pensiero.

I materiali industriali o che non hanno più un uso quotidiano diventano simili a giocattoli con una nuova esistenza attraverso la fantasia, il design, la scultura, la pittura e l’assemblaggio. Hanno lo sguardo deforme, memoria di essere stati beni del consumismo e poi gettati come spazzatura. Sono oggetti trasformati, pezzi buttati tramutati in nuove forme, Donato ci apre all’eterno ciclo vitale, dove la vita diventa morte e viceversa, spirale infinita nell’individuale, nel sociale, nell’universo. E’ il continuo cambiamento, dai rifiuti a nuove forme, giocattoli, figure, mostri, persone reali deformate. Il lavoro di Donato si presta a varie letture, è un assemblaggio che ci attrae con i suoi colori accesi, è riciclo di materiale plastico e di giocattoli usati, è racconto di manga giapponesi, ma soprattutto è la sua storia, è il suo modo di essere e di vivere. Da piccolo creava personaggi frugando nel cesto dei giocattoli, poi da adolescente attratto dai luoghi smessi come vecchi capannoni e fabbriche andava a prendere macchine non più utilizzate recuperando i pezzi per comporre i suoi personaggi. Una passione, una necessità per affermare la sua indole trasformativa che poi diventa estensione del privato al sociale. La creatività infantile di Donato si è sviluppata in arte, dagli scarti restituisce opere personalizzate insieme all’amore per il Giappone e al suo vissuto. Donato, ha un’anima viaggiatrice, prende dai luoghi e dalle culture e riadatta, dall’unione degli avanzi nasce un pezzo unico, accozzaglia che diventa un’armoniosa sintesi anche di schizzi, Street Art e grafica: “La connessione operata dall’analogia fonde il molteplice in un unico ed enorme organismo vibrante” Katya Walter. Donato, realizza e offre le sue opere in giro per il mondo perché dice, citando Gertrude Stein: “In fondo, non esiste alcun obiettivo. Non c’è uno scopo preciso. Si continua a viaggiare”.  Esse si muovono proprio come lui che timido e silenzioso viaggia dentro se per scovare tasselli della sua personalità e riunirli in singole opere che si raccontano da sole. Donato Landi è un giovane artista esordiente possiede una casa ariosa, uno studio ordinato, dove i piccoli pezzi trovati sono suddivisi, raggruppati e lui “pesca” dentro le scatoline e incolla con tanti tipi di colle secondo il materiale che usa. Donato, è come il demiurgo di Platone vivifica la materia, la ordina e la rende anima del cosmo, è legato alla sua idea esso non crea dal nulla ma trasmette la sua forma ideale a una materia preesistente e già vissuta. Il suo lavoro artistico è manuale, paziente; immerso nel suo lavoro, perde la cognizione del tempo come i suoi personaggi che legano il passato al presente e riescono a dominare il loro tempo realizzando nuove realtà. 
Pubblicato su Cultura Commestibile

 






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