domenica 28 aprile 2013

Florence e Tuscany: Spica...analisi in technicolor di Pietro Spica




“Mi piace la lettera A, A come Antonella, come Anna, come Acquerello, come Acrilico, come Antonio mio secondo nome... ” dice Pietro Spica, artista colorato, eccentrico, nomade per natura e grande viaggiatore. Spica usa l’A di Andare per il mondo e riportare incantevoli e coloratissimi acquerelli che sono una combinazione fra lo stravagante, il bizzarro, il fiabesco e il giocoso. Alla Libreria Babele di Firenze fino all’11 maggio 2013 Florence e Tuscany: Spica...analisi in technicolor” un ironico e divertente diario di viaggio, istintive vedute della città di Firenze e della Toscana nelle quali Spica riesce a cogliere l'essenza dei luoghi e a restituirla in trenta tavole in china e acquerelli. Spica ama l’acquerello e l’acrilico non solo perché iniziano con la “A” ma anche perché gli permettono di fare infinite velature sia sulla carta sia sulle sculture di legno colorate, anch’esse in mostra. Nei suoi acquerelli c’è il sole, la gioia e l’esplosione dei colori, gli angoli, le piazze, le chiese della città sono distorte e sgangherate eppure così vere e armoniche. I tanti colori che potrebbero essere accozzaglia diventano una tavolozza, un caleidoscopio, una girandola di allegria e spensieratezza. In queste vedute la curiosità quasi infantile del viaggio e della scoperta, ci immaginiamo a girovagare per le città e i paesi della Toscana aperti alla sorpresa, alla battuta fiorentina, allo scherzo, pronti a comunicare e a lasciarsi impregnare dall’arte, dalla cultura e dalla natura che visitiamo.


Viaggiare dentro le città di Pietro Spica è scoprire l’ironia nascosta in ognuna di esse e nei suoi abitanti, è la gioia di nutrire la mente e il corpo, è assaporare l’incanto dei luoghi e farlo nostro allegramente, con la libertà dell’infanzia e del pagliaccio che è in noi e che scorgiamo nelle piazze fiorentine a fare ridere i turisti e i passanti. La pittura di Spica è allegria avvolta nella luce calda dei tramonti toscani dove i paesi collinari si tingono di ocra e il mare diventa rosso. La luminosità dei colori è brillante come quella della primavera fiorentina e porta all’interno la quiete del riverbero autunnale.

www.pietrospica.it 

sabato 20 aprile 2013

L'ascesi della materia di Luca Brandi



Alla Galleria Immaginaria di Firenze fino al 6 maggio 2013 L'ascesi della materia di Luca Brandi. Ascesi in origine significava esercizio, allenamento di un atleta per il superamento di una prova. La pittura di Brandi è una “prova”, un percorso ascetico della materia, alchimia per trasmutare i metalli e per uno sviluppo spirituale. In galleria, richiamate da queste opere, aleggiano le sculture di Brancusi, pura materia che si eleva al cielo. Le tele verticali di Brandi, come le vetrate delle cattedrali gotiche, s’innalzano verso l'alto, verso Dio, narrandoci storie. Le storie non si rivelano subito, i monocromi rossi sono d'impatto e il dialogo è immediato, gli altri sono misteriosi e hanno bisogno di tempo per svelarsi allo spettatore e forse è proprio questa la loro forza cioè ci impongono l'ascolto del quadro e di noi stessi, bisogna soffermarci per entrare in sintonia e udire cosa vogliono raccontarci. Queste opere, apparentemente quasi monocrome, attraggono e respingono, i neri ci assorbono al loro interno, ci riflettono, ci invischiano e poi ne usciamo lentamente per vedere figure, forme, sindoni con sussulti della materia. Spesso il nero, il solo nero, predomina: “ il colore nero è difficile da rendere deve essere steso in modo perfetto perché, sul nero, tutte le imperfezioni si vedono” dice Brandi. I supporti in tela di lino o in alluminio, i colori metallici, le pennellate a croce in ricordo della Croce di Cristo portano a liberare la materia verso l’ascesi. Nella pittura di Brandi tutto è superamento di una prova anche le pennellate precise, stese e stratificate alla ricerca dell’oltre la materia stessa e del colore. Stare di fronte alla tela e dipingerla strato su strato è estraniarsi dal mondo per immergersi nella materia e sondarne la profondità. Nel suo studio Brandi diviene un monaco eremita, il suo lavoro è una sottile sfida, dove la pittura è meditazione e il basso va verso l’alto e la pennellata orizzontale crea il verticale. Le sue opere conservano il sapere del piccolo Luca che aiutava il suo maestro, Romolo Prati, nell’esecuzione di grandi rappresentazioni religiose su pannelli per le sagrestie di alcune chiese di Firenze. Dipingeva le aureole dei santi e imparava la tecnica d’intelaiatura su pannello e la stratificazione della pittura nella preparazione dei fondi per le grandi opere. Il passaggio da figurativo a monocromi non ha tolto all’arte di Brandi la capacità di comunicare come le pitture sacre perché in queste opere la materia è sacralità.

www.lucabrandi.com

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Museo di storia innaturale di Andrea Marini



La mostra Museo di storia innaturale di Andrea Marini alla Galleria Die Mauer di Prato è equilibrio, un'armonia tra aria e terra, equilibrio tra le superfici, tra i vuoti e i pieni, tra il movimento e la staticità. Al centro della galleria appesi al soffitto con sottili fili e sospesi nel vuoto Erranti, 2013 sette opere leggere, fatte di respiro e fragilità, dischi molati in alluminio, ferro e plexiglas di varie dimensioni che creano forme simili a bruchi, soffioni, nuvole e, che, con un lieve tintinnio, si muovono cambiando colore secondo la luce. Il plexiglas diventa traslucido come alabastro o madreperla, il ferro è di un grigio scuro e l’allumino sembra argento vivo. Il materiale dialoga con lo spazio e comunica tutta la complessità dell'arte di Marini. Il suo percorso artistico è mimesi della natura ma poi ci narra ben altro, le forme create sono autonome e ci permettono di liberare l’immaginazione. Marini sperimenta la materia e la forma mantenendo la classicità, nei suoi lavori c'è il gioco ma anche qualcosa di più oscuro che si moltiplica rivelando l’innaturalità della natura stessa. Marini porta la natura verso l'innaturale, verso qualcosa di anomalo; dalla semplicità della natura si può passare al “mostruoso” che si può moltiplicare diventando invadente, non più solo giocosità. Le sue opere si espandono e s’impongono nello spazio creando un possibile pericolo, ci fa intravedere la possibilità di follia e anomalia nella natura e nell’uomo. L'equilibrio che sentiamo in galleria è dato dalle sculture Vibratili, 2013 ed Erranti, 2013 perché le une danno la terra e le altre l'aria cioè il soffio di vita, Erranti sono semi portati dal vento per fecondare la terra. Erranti donano il respiro ai Vibratili radicati nella terra, essi sono aghi di pino ingigantiti, strusciano, come la processionaria, ma poi si contorcono, lentamente si alzano, si animano e si muovono, ricordano i dinosauri. Tra queste due istallazioni c'è un continuo dialogo quasi che le une senza le altre non potrebbero esistere. A suggello, in parete, Scotchage 2013 tre quadri in plexiglas nero, l’uovo “dipinto” si fa ellisse e poi ellisse allungata cioè potenziale bozzolo per una farfalla. Marini ha usato piccoli pezzi di scotch in alluminio, sembrano piccole pennellate argentee, un mosaico. Nelle sue opere c’è un continuo mutamento, non c’è staticità, ogni lavoro è in continua evoluzione come Informi composti di protuberanze, assembramento di cellule che si accrescono all'infinito fino al movimento. Ancora Ibridoteche, 2009 teche in vetro, piccole serre dove si conservano surreali piante grasse composte di materiali metallici e sintetici e lo Pseudo ritratto dai grandi occhi, naso e bocca come una maschera. L'arte di Andrea Marini fa appello alla fantasia e all'emozione, le sue opere ci portano in con-fusione con l'effetto di nascondere la distinzione tra il vero e falso.
www.andreamarini.it

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domenica 7 aprile 2013

OBLIO di Susanna Serpas Soriano



“…tutto rimane fisso, incollato, fuso nella memoria…i ricordi si amano, si odiano ma alla fine non si dimenticano…”.  
L’OBLIO sarebbe bello 
e dolce, uno stato di semiabbandono e semiaddormentamento dove i ricordi, anche quelli più dolorosi, galleggiano, sfuma in acqua, aria, in dolcezza e nostalgia e poi lentamente sedimentano senza farci soffrire ancora, ma non sempre è così. Diventa OBLIO il ricordo di un corpo amato, abbracciato, toccato e baciato in ogni parte, centimetro per centimetro, desiderato, cinto. OBLIO diviene il nostro corpo che è stato desiderato e amato, corteggiato, contenuto in un caldo abbraccio; i ricordi possono essere ferite, coltellate nella carne viva oppure possono essere dolcissimi, teneri, sensuali. Vedere OBLIO, le bellissime foto di Susanna Serpas Soriano alla Galleria Frittelli di Firenze fino al 4 maggio 2013, è tutto questo. L’artista coglie parti di pelle e dettagli di corpi ingranditi in dimensioni fuori scala e inquadrati in costruzioni prospettiche create da lei stessa come se volesse dare un “contenitore” alle emozioni, ai ricordi, all’amore, alla compenetrazione e alla condivisione di corpi nudi, di pelle calda e sudata, di odori, di carezze voluttuose ma anche amorevoli, sostegno di notti insonni. Ricordi potenti, coinvolgenti e sconvolgenti, che sono, però, la nostra linfa vitale. L’artista ci ricorda che la vita è fatta di tutto, d’intimità, di pelle, di odori e sapori; sulle nostre mani la memoria della pelle e la sua grana. Sulle dita la consistenza e i passaggi delle carezze date e ricevute e poi, l’odore, che rimane addosso anche dopo mesi dalla separazione, alle volte, lacerando
la mente e l’anima. L’OBLIO serve a dimenticare ma non si può scordare niente, non si può dimenticare di vivere, l’OBLIO non può diventare “lontano da sé” e portarci a vivere estranei da noi stessi. Attraverso questa mostra l’artista ci porta a sentire che facciamo parte di un tutto, che non possiamo estraniarci dal mondo e soprattutto dal nostro corpo e dal nostro essere, dal nostro sentire. Perché niente si dimentica, tutto rimane incollato sulla nostra pelle e nel nostro cuore incidendoli profondamente e inesorabilmente. Le foto di Soriano risvegliano amore, fusione, comprensione e non solo nell’abbraccio fra amanti ma anche negli abbracci che la vita ci offre. Sono foto potenti che ci portano eros ed esistenza e soprattutto amore e cura verso noi stessi, “ …Chiedo allo spettatore di essere libero di pensare per oltrepassare la parte mortifera dell’anima, chiedo una viva attenzione alla vita che necessita sempre di essere compresa” dice Susanna Serpas Soriano. In questa mostra, inoltre, ci sono foto delle cere del Museo della Specola di Firenze, un tempo create per lo studio del corpo umano. Soriano ha fotografato anche le collezioni di animali imbalsamati, mortali fatti immortali. Un viaggio …Lontano, lontano dal luogo più vicino è ciò che facciamo percorrendo la galleria e poi soffermandoci a guardare le foto Orizzonti dedicate al paesaggio urbano e alle architetture, foto “composte” a riquadri, quasi sovrapposte, scorci di Firenze, Atene veduta dall’alto, Roma con la facciata di Villa Borghese. 

sabato 6 aprile 2013

Muraglie di Roberto Innocenti



Sabato 23 marzo 2013 presso l’Accademia d’Arte e Design Leonetto Cappiello di Firenze c’è stata l’inaugurazione della mostra personale Muraglie di Roberto Innocenti, uno dei grandi maestri dell’illustrazione internazionale. Etimologicamente la muraglia è una fabbrica di sassi o mattoni connessi insieme, detta anche muro ma varia da quest'ultimo perché implica essenzialmente un'idea collettiva, di grandiosità e di estensione. Alle volte è un edificio di per sé come la Muraglia Cinese e fatta per difesa e fortificazione mentre il muro è fatto per divisione o recinto. Niente di più appropriato di questo titolo per la mostra di Innocenti perché lui pensa alla sua arte, definita come Arte applicata, a un mezzo di divulgazione e valorizzazione della creatività rivolta al pubblico e al sociale circostante e non per il privato come potrebbe essere la pittura o la scultura. Ama pensare che le sue illustrazioni e i suoi libri siano in giro per il mondo, toccati da tante mani, e letti in tante lingue diverse. Attraverso il suo lavoro Innocenti propone informazione, conoscenza, comunicazione, bellezza come “compagna abituale per una comunità di cittadini evoluti”. Solo così i suoi muri diventano Muraglie e si ampliano, diventando grandiosi e importanti, estensioni e divulgazioni oltre i muri delle città, dei paesi, costruzioni autonome che assumono valore e affermazione. Le Muraglie hanno, inoltre, una funzione di difesa dell’illustrazione che, purtroppo, sta lentamente scomparendo. Innocenti ama disegnare muri, i muri delle case, dei castelli, muri intorno a paesi, li dipinge mattone su mattone con immensa precisione e delicatezza, le velature fanno diventare reali questi muri, la luce ci rotola sopra con mille sfumature. Nelle sue illustrazioni si legge già una storia vera o di fantasia e spesso esse hanno generato il racconto. In questa mostra ci sono i suoi volumi pubblicati insieme al suo primo libro d’autore Rosa Bianca pubblicato negli Stati Uniti nel 1985. Alle pareti ci sono  le stampe di alcune illustrazioni e i bei manifesti dove l’inventiva di Roberto Innocenti non è mai banale anche nel proporre eventi cittadini. La mostra di Roberto Innocenti è visitabile fino al 26 aprile 2013.

www.robertoinnocenti.com 

 

Il mio viaggio dappertutto Picasso mon amour di Maria Antonietta Scarpari



Un sorriso ci illumina il volto, la gaiezza ci cattura per vivere in prima persona all’interno di ciascun’opera della mostra Il mio viaggio dappertutto Picasso mon amour di Maria Antonietta Scarpari. Alla Galleria La Corte fino al 9/4 è possibile fare un viaggio vero e proprio nell’immaginario e nell’infanzia dove la realtà è alterata dagli occhi di bambino. La nostra infanzia era un mondo dove tutto era vero, la realtà si mischiava con la fantasia e viceversa e noi, bimbi, credevamo a tutto quello che i grandi ci dicevano e facevano. Da piccoli vediamo l’esterno a noi gigantesco perché viviamo guardando sempre dal basso all’alto. Vedere questa mostra è tornare bimbi, varcare una soglia, essere Alice nel Paese delle Meraviglie, ritrovare l’ingenuità e la fiducia verso l’ambiente circostante. In questa mostra bella e ironica Picasso diventa il nonno della nostra bambina interiore, la accompagna nella creatività, in quel luogo, dove tutto è possibile, dove esistono i rovesciamenti e l’incoerenza. Picasso ci prende per mano iniziandoci al suo intimo, nel suo atelier e tra le sue tele; lo sguardo della bimba, come il nostro, è spalancato, timoroso, sorpreso, ma molto curioso. L’artista schiude una porta su un mondo fatto di sogni, dove Solo il gatto di Picasso mi può mangiare, 2013 perché è un gatto vero/finto o finto/vero. L’arte è realtà come lo sono i giochi dei bambini, gli animali di Picasso diventano veri ma non pericolosi, il gatto mi può mangiare, il Toro bianco, 2013 e il Toro nero, 2013 mi sta molto vicino senza farmi male e la nostra bambina si fa abbracciare e dipingere da uno “sconosciuto”. Le fotorielaborazioni di Scarpari ci invitano a viaggiare dappertutto perché ci danno la possibilità di spaziare, aprire porte sconosciute ed entrare nell’infanzia dove l’apertura al mondo è bella e limpida e tutto è rivelazione e curiosità. Lo sguardo della bimba è aperto a ciò che può arrivare dall’esterno senza barriere, senza difese, con fiducia. L’arte diventa viaggio, scoperta, curiosità, diviene spazio, dove stare e vivere, “perché il senso del viaggio è sempre quello, si viaggia solo e sempre con il proprio cuore di bambina” dice Scarpari. La bimba ha un bel vestitino a fiori e una piccola borsa al braccio e ci ricorda quando da bambine giocavamo a “fare le signore”. La dolcezza, la giocosità e l’amore si fanno avanti e ci guidano in questo viaggio alla scoperta di un Picasso non solo come grande artista ma anche nonno affettuoso e amorevole nel coccolare la bambina che è in noi perché in fondo l’arte ci fa ri-conoscere questa nostra parte più sincera, spontanea e fantasiosa. L’arte genera creatività, ci fa essere sempre in viaggio dappertutto con la disponibilità a far tesoro di tutto ciò che il viaggio interiore o esteriore ci porta. Le opere di Scarpari trasudano amore disinteressato, materno e avvolgente, viaggiano dappertutto infondendoci desiderio di ri-conoscenza per quest’amore liberato e donato.

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