giovedì 8 gennaio 2015
venerdì 28 novembre 2014
Autunno di Resmi Al Kafaji
Autunno 2014, le foglie cadono da sagome di alberi impresse su bella carta
bianca che si confonde con la parete, cadono come lacrime sempre più numerose
sulla terra, calpestate e decomposte diverranno humus per nuova vita. Siamo
dentro la mostra Autunno di Resmi Al
Kafaji alla Galleria


Immaginaria di Firenze e calpestiamo le foglie/lacrime che
hanno il potere di pulire, lavare e depurare l’albero/io dal vecchio per
lasciare spazio alla nascita di nuove gemme sui rami spogli e nudi in una
primavera lontana ma non irraggiungibile, Il
sogno 2014 è il vortice che ci trattiene e ci sospinge verso questo centro
vitale e in parte sfuggente. In Autunno
l’albero/io è nudo di fronte alla realtà, al mondo, a se stesso e all’inverno
dell’anima che potente arriverà imbiancando la terra con una coltre bianca e
tutto sarà silenzio e raccoglimento. Autunno
è il ruzzolare delle nostre lacrime foglie e malinconia di ciò che era e
non è più, le foglie cascano, volano nel vento, scompaiono lontano, mucchietti
rimangono al piede del nostro albero ma poi col tempo si confonderanno col
terreno e non le vedremo più, diventeranno parte di un tutto, parte del passato
non lontano. Le lacrime foglie scendono sul nostro corpo albero rimuovendo un
passato che forse non passerà mai, la speranza è che si trasformi in altro. In
dolcezza autunnale, in maggiore comprensione di noi stessi e del mondo che ci
circonda, in incontri ancora tutti da creare. Autunno di Resmi Al Kafaji è l’accoglienza e il languore dello
stare a coccolarsi e riscaldarsi ai suoi caldi colori, arancio, giallo, rosso.
E’ fuoco che scoppietta non fiamma vivace dell’estate oramai finita, Autunno è il naturale ritirarsi per la
chiusura di un ciclo in attesa che un altro si apra. In galleria il cadere delle
foglie lascia spazio all’opera Concerto
autunnale 2014, dove il suono dei colori autunnali si dispiega nello spazio
e la pittura si fa infinito e opportunità. E’ una fisarmonica, come l’ha
definita lo stesso artista, che si estende e si contrae in un ampliamento di
melodie. Diventa un bosco di bambù, è il silenzio della natura e la
concentrazione del sottobosco, dove la musica e il ritmo sono impercettibili.
L’opera svela un’esistenza colorata e ci percepiamo la dignità di tutti gli
esseri umani che fanno parte dell’orchestra che esegue il concerto della vita.
Essere nel Branco, 2014 è unirsi
spontaneamente ai nostri simili o conformarsi passivamente, a noi la scelta
perché la mostra di Resmi Al Kafaji è un invito a far cadere ciò che si è
compiuto, compresi i nostri pregiudizi, ed è un inno alla tolleranza verso chi
è diverso da noi, ma insieme con noi può fare un concerto. In Autunno l’artista ha cercato l’incontro
tra gli individui e le culture, il fare “branco”, all’orizzonte la Toscana con
i suoi bei paesaggi in china di colline e cipressi Collina toscana 2014.sabato 15 novembre 2014
Diario di viaggio di Fernando Cucci
L’artista Fernando Cucci è ospite alla Galleria Immaginaria
di Firenze con la sua mostra personale Diario
di viaggio fino al 20 novembre 2014, le opere sono recenti e alcune di
grande formato. Le opere Impressione 2014
e Il lungo cammino2014 ci
accolgono all’entrata della galleria e riassumono il lungo viaggio che quest’artista
profondo, appassionato e raffinato ha compiuto. Le sue opere richiamano culture
diverse rinnovandoci ogni volta emozioni e avvicinandoci al bello e all’arte. Cucci
ci culla tra le sue braccia artistiche e ci fa intuire ciò rimane di un viaggio
esteriore o interiore ciò che lui riesce a trattenere, rielaborare e offrircelo
attraverso la materia, il colore e il segno. Le sensazioni sono dolci, i
paesaggi raffinati, le Architetture 2006
affiorano lievemente negli affascinati monocromi, le linee poi si estendono per
diventare Confini 2013, Mappa 2013, Esodo 2012.
Diario di viaggio è
magia di segno e colore, le tele sono materiche, incise, eleganti e sensuali, il
diario diventa luogo di memoria di paesi lontani e di parole iscritte sulla sua
superficie Meditazione 2014. Il piano
della tela diventa sito archeologico o spazio architettonico, luogo ove si
rammenta e si costruisce. La tela è graffiata come la vita perché le esperienze
incidono e i nostri ricordi col passare del tempo diventano segni, linee che caratterizzano
la nostra mente e, il nostro corpo, solchi profondi o superficiali e comunque tratti
scomposti che lentamente sedimentano e si armonizzano, si lasciano coprire da
altri oppure riaffiorano dolcemente o, ancora, con forza solcano la superficie
pittorica. Cucci rileva questi di-segni che compongono il suo viaggio
artistico, fa emergere la sua memoria individuale che s’incontra con l’esterno,
con i suoi spostamenti per il mondo, con la sua apertura fino a far diventare
il tutto bellezza artistica ed eleganza. La continua ricerca verso nuovi
orizzonti e conoscenze favorisce la creazione di nuovi confini perché il nostro
Confine 1 2013 cambia continuamente
nella vita, si ristringe, si allarga, diventa mobile o s’irrigidisce, si apre o
si chiude per far entrare emozioni, persone e immagini dal mondo circostante. Nelle
tele di Cucci i colori si mischiano a culture antiche, i rossi ricordano gli
affreschi rinvenuti a Pompei, il passato di siti archeologici si fa presente Viaggio in Egitto 2010 e ciò che entra
nei nostri confini è rielaborato dall’artista in una sintesi tra l’individuale
e il sociale con il risultato di un arricchimento e di una crescita artistica. Dall’interno 2013 è l’opera che sorge
dalla profondità della galleria, sembra un’antica seta ricamata giapponese e chiude
il Diario di viaggio di Fernando
Cucci ma ha ali per la libertà di migrare verso altri lidi.mercoledì 12 novembre 2014
Alogo di Dimitris Chiotopoulos

Alogo di Dimitris
Chiotopoulos è la mostra, curata da Giuliano Serafini, alla Galleria La Corte Arte
Contemporanea di Firenze visitabile fino al 18 novembre 2014.
Sono dieci tele che fanno parte di un più ampio progetto dell’artista dal
titolo “Total Art”, dieci variazioni cromatiche di una stessa icona, appunto alogo dal greco moderno cavallo, anzi due sagome di cavalli che
si fronteggiano, si abbracciano e si fondono nella dispersione cromatica al
limite della riconoscibilità. Sono dieci tavole come i dieci comandamenti,
dieci tavole ognuna di un colore diverso, dieci icone che ci trasmettono un
particolare messaggio espresso anche dai colori usati dall’artista. Le immagini
sono fuori dal tempo e dallo spazio trasfigurate e lontane dalla fisicità. I
corpi dei cavalli acquisiscono dissolvenza, astrazione e incorporeità, il
colore diventa gioia dello spirito proprio come nelle icone. Ci smarriamo nelle
figure che si disperdono in belle e corpose pennellate con un movimento verso
l’alto che smaterializza le forme dipinte. La posizione delle tele richiama un
cerchio, le dieci opere ci ricordano che il numero dieci è la perfezione concernente
lo spazio-tempo circolare e indica il cambiamento che permette l’evoluzione e
la crescita spirituale. Entrare in galleria è scoprire enormi carte dei
tarocchi con le quali possiamo giocare a leggere il nostro futuro, ci sentiamo
parte di un tutto che ci fa scordare il particolare per entrare in una
dimensione universale e arrivare direttamente all’origine: “…intercettare la visione perché da quel flash emanasse l’essenza
“spirituale” del cavallo, la sua anima..” scrive Giuliano Serafini. Queste
tele ci aprono, inoltre, al ricordo di un antico monumento, il cerchio di
pietre. La mostra di Dimitris Chiotopoulos è
ricerca dell’essenza, Alogo diventa opportunità
di evoluzione spirituale per abbracciare il tutto unico dove la fusione diviene
conoscenza e l’essenza è l’esistenza. Alogo
di Dimitris Chiotopoulos si fa, quindi,
essenza stessa della vita.venerdì 17 ottobre 2014
L'orlo del buio di Francesca Lagorio
Silenzio inversi – Silenzio in versi sono le parole scritte
su un'opera di Francesca Lagorio alla Galleria Tornabuoni di Firenze con la sua
mostra personale L'orlo del buio. Le opere hanno sfondi neri, bui,
notturni, i collage sono lampi come se nel buio la nitidezza di alcune immagini
o parole si stagliasse per dare segnali di luce e di orientamento per non cadere
completamente nelle tenebre senza una via di uscita. Il nero totale opprime,
accerchia, si fa molto stretto intorno a noi, al nostro fisico e alla nostra
mente, però Alic'è con lo specchio a indicare che sempre in noi c'è o è un’Alice o meglio c'è la meraviglia di scoprire una nuova realtà
perché varcando qualsiasi soglia abbiamo sempre un’altra possibilità e lo
stupore dell’esser è. La scelta
è una parola che, insieme all’immagine che la accompagna, ci fa fermare a osservare
l'opera e ascoltare noi stessi. Le immagini delle opere sullo sfondo nero si
compongono e si sovrappongono in giochi di luci e di richiami quasi onirici, lo
spago è un filo conduttore, La sintesi,
una mano è appesa a esso oppure al polso femminile è legata la cordicella di un
palloncino? E’ leggerezza e volo o pesantezza di sentirsi allacciati e
trattenuti? Né L’orlo del buio ci
sono parole e riferimenti letterali ma ci sono anche tanta purezza e comprensibilità
come se nel buio le immagini si mutano in stelle a rischiarare il cammino. C’è
contrasto tra il nero che vuole affondare, coprire e queste immagini che si
rendono visibili in tutta la loro intensità e luminosità denotando una forza di
sopravvivenza e di affermazione nonostante il buio completo e profondo. Il nero
ha dentro di se forme e parole che Francesca Lagorio fa uscire con tutto il
loro vigore e definizione, un paradosso tra il buio che non ci fa vedere niente
e i collage che hanno luminosità e potenza di esserci e nello stesso tempo la
timidezza dell’interiorità. Le opere di Lagorio sono opere nere che hanno il
coraggio di farsi scrutare dentro, l’artista lascia che le immagini salgano in
superficie da quest’oscurità dove tutto è confuso e raccoglie parole forti e soavi
e, ancora, ritaglia immagini dal buio della mente per condividerle con noi. Francesca
Lagorio ha un'anima gentile e poetica immersa nel nero, ma non fugge anzi ci
scopre parole, emozioni e figure. Le opere sono potenti ma anche molto fragili
e silenziose perché carne viva dell’artista. Questa mostra è silenzio inversi poiché tutto è
l'inverso di tutto ed è in versi
perché questa mostra è intima poesia.
domenica 21 settembre 2014
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